PER LA PRIMA VOLTA IN ITALIA
IL TEATRO DEI RECLUSI INCONTRA L’OPERA LIRICA
AD
ANCONA NELL’AMBITO DEL PROGETTO “MUSESOCIALE”
I
DETENUTI DELLA CASA CIRCONDARIALE DI MONTACUTO
PROPONGONO
UN LIBERO ADATTAMENTO DE LA TRAVIATA
Accade ad Ancona nell’ambito del Progetto Musesociale portato avanti già da un biennio dalla Fondazione
Teatro delle Muse, che il Teatro del
reclusi incontri per la prima volta in Italia l’opera lirica. Il Progetto è sostenuto da Comune di Ancona (Consiglio Comunale/Assessorato alle politiche
sociali), Provincia di Ancona
(Assessorato alle politiche sociali) con il contributo di Gallerie Commerciali Italia Spa - Auchan
Ancona e Gruppo Pieralisi - Concessionaria Citroen- Jesi (An).
Il progetto Musesociale vede affiancarsi alla Fondazione Teatro delle Muse,
il lavoro e la collaborazione della Casa Circondariale di Ancona Montacuto, carcere maschile.
Dopo
le repliche del 6, 7
maggio per i carcerati arriva la
replica dell’8 per il pubblico (a invito) alle ore 11.00 all’interno della Casa Circondariale. In scena 20 detenuti/attori che proporranno un libero adattamento all’opera La
Traviata (titolo in cartellone al Teatro delle Muse nella Stagione
Lirica e di Balletto appena conclusa). Le prime due repliche saranno solo per i
carcerati, la terza su invito per circa 80 persone.
I detenuti/attori hanno lavorato, dopo due lezioni
introduttive all’opera da parte del
professor Aldo Grassini, che li ha stimolati alla partecipazione, insieme
al regista Vito Minoia anche docente
di Teatro di Animazione ed Economia dello Spettacolo all’Università degli Studi
di Urbino “Carlo Bo”, affiancati dalla responsabile area trattamentale Gianna Ortenzi, frequentando un laboratorio
durato 4 mesi che si concluderà con lo spettacolo.
Un percorso importante nel quale sono state utilizzate, tecniche
artistiche e metodologie di lavoro provenienti dal ‘teatro sociale’: dai
giochi di ruolo al teatro dell' oppresso, da creatività nelle azioni fisiche e
vocali alla drammatizzazione corporale, poi ancora il teatro di gruppo e il
teatro di animazione.
Dalle note del progetto di Vito
Minoia: - Si tratta di una rivisitazione teatrale della Traviata che potrebbe,
in chiave “filologica”, produrre una nuova elaborazione drammaturgica ambientata nei nostri giorni, in relazione
alle debolezze della nostra società borghese. Si può comprendere la Traviata
solo se la si immerge nella società. Molte sono state le libere variazioni sin
qui attuate in campo artistico, tra le quali ne ricordiamo, in ambito
cinematografico, due in modo particolare: quella di Baz Luhrmann con Nicole Kidman (Moulin Rouge) e quella di Lars Von Trier con Emily Watson (Le onde del destino). Quella di
Verdi è una storia di violenza che a che vedere con l’Amore e la Morte
(temi portanti dell’intera opera) e della Sopraffazione del forte sul debole (nell’opera, l’intimazione
fatta da Giorgio Germont a Violetta di lasciare suo figlio Alfredo). Abbiamo
cercato, come fa Verdi, di giocare con la crudeltà della società contemporanea
senza moralismi scontati o di tipo pietistico attraverso approfondimenti
psicologici di personaggi emergenti (“attori della Contemporaneità”). Come
Verdi dalla parte dei deboli, delle vittime. Consideriamo che da questo punto
di vista la Traviata sia un’opera profondamente attuale. Il Carcere, territorio
spesso ai margini della comunicazione sociale,
è da sempre stato un concentrato di quelle “diversità” che potrebbero,
in un’ottica educativa, essere considerate come fattori generatori di un
percorso di ricerca collettiva di inclusione in una società dominata dal
conflitto. Una ricerca destinata a sposarsi con un teatro, quello verdiano,
ricco di conflitti, all’interno dei personaggi e tra i personaggi e il loro
mondo - .
Note di regia:
Una storia antica
Spettacolo teatrale liberamente ispirato alla “Traviata”
di Giuseppe Verdi
regia di Vito Minoia
laboratorio teatrale diretto da Vito Minoia e Paolo
Polverini
inserti video di Celeste Taliani
drammaturgia di Gilberto Popolo
progetto a cura del Teatro Aenigma
con gli
attori detenuti
della compagnia teatrale della Casa Circondariale di Montacuto di Ancona
Si può comprendere la Traviata
solo se la si immerge nella società.
Quella di Verdi è una storia di
violenza che ha a che vedere con l’Amore e la Morte, ma anche con
la Sopraffazione del forte sul debole. Nella nostra opera, come nella
“Traviata” (o nella “Signora delle camelie” di Dumas figlio, dramma al quale
Francesco Maria Piave, librettista di Verdi, si era direttamente ispirato), la
storia ruota intorno all’intimazione fatta da un signore benestante ad una
giovane prostituta di lasciare suo figlio per il bene del nome della famiglia.
Cercheremo, come fa Verdi, di
giocare con la crudeltà della società contemporanea senza moralismi scontati o
di tipo pietistico. Come Verdi dalla
parte dei deboli, delle vittime.
Il Carcere, territorio spesso ai
margini della comunicazione sociale, è
da sempre stato un concentrato di quelle “diversità” che potrebbero essere
considerate come fattori generativi di un percorso di ricerca collettiva di
inclusione sociale.
Con il contributo di
Sponsor di MuseSociale