dal 21 al 26 marzo al Teatro delle Muse
CHI HA PAURA DI VIRGINIA WOOLF?
Umorismo
amaro ed emozioni forti di una coppia americana
di
Edward Albee
regia Gabriele Lavia
scene Carmelo Giammello
costumi Andrea Viotti
musiche Andrea Nicolini
con Mariangela Melato, Gabriele
Lavia
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Gabriele Lavia, Mariangela Melato
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Due pezzi da novanta, due mattatori del teatro italiano come Mariangela
Melato e Gabriele Lavia, per la prima volta insieme, sono i protagonisti del
nuovissimo allestimento del capolavoro dell’americano Edward Albee. Al loro
fianco due giovani emergenti: Agnese Nano ed Emiliano Iovine. Quartetto ideale
per raccontare una intensa storia di paura e di rabbia, di violenza e di
fragilità esistenziale, che l’inventiva regia dello stesso Lavia spinge verso
risonanze, ora tragiche e ora esplicitamente comiche, che hanno molto a che
fare anche con lo stretto rapporto esistente tra la crisi del “sogno americano”
e la realtà attuale dell’Occidente.
Scritta nel 1962 e resa celeberrima dall’omonimo film
interpretato da Elisabeth Taylor e Richard Burton diretto da Mike Nichols, Chi
ha paura di Virginia Woolf? è una delle commedie più note di tutto il
teatro statunitense e non solo. George (Lavia) e Martha (Melato) sono due
coniugi del New England. Lui insegna storia nella locale università, lei è la
figlia del potente preside dello stesso ateneo. Una sera ricevono a casa loro
un’altra coppia, più giovane: Nick, docente di biologia, e sua moglie Honey.
L’azione si svolge nel salotto, dove quella notte ha luogo un vero e proprio
gioco al massacro. Alcool, atroci derisioni, giochi sadici, scherzi crudeli: la
coppia americana esibisce il proprio disfacimento e l’“american dream” naufraga
nella solitudine, nell’angoscia e nella nostalgia.
Una miscela umana esplosiva quella descritta nel testo di
Albee, una partita doppia e quadrupla in cui si parla di sesso, rimpianti,
rancori, rimorsi. Un classico della lite coniugale interpretato in passato, in
Italia, da coppie quali Ferrati-Salerno, Proclemer-Ferzetti, Malfatti-Pani.
Molte le novità di questa messinscena che si avvale di una scenografia
antinaturalistica, una sorta di discarica che rappresenta ciò che resta della
società borghese degli anni Sessanta e in cui spicca la presenza di una
telecamera tv ad uso teatrale.
Dopo Fedra e Medea, Mariangela Melato può finalmente
interpretare una donna moderna seppur pessimista e disincantata. Anche per
Lavia dopo l’Avaro di Molière, con il quale ha vinto il Premio Olimpico
2004 per la migliore regia, un tuffo nella contemporaneità.
Il testo di Albee come quello di Miller apre una finestra,
nella stagione del Teatro Stabile di Bolzano, sul mito americano e sulle tante
speranze deluse, o solo in parte mantenute, nella storia più recente di questo
importante paese.