dall’8 al 12 marzo
Teatro
delle Muse
IL RITRATTO DI DORIAN GRAY
liberamente tratto dal
romanzo di Oscar Wilde
ideazione, libretto, regia Tato Russo
musiche Mario Cervio, Tato Russo
scene Uberto Bertacca
costumi Giusi Giustino
con Tato Russo, Michel Altieri
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Tato Russo
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Lo spettacolo parte dall'epilogo della celebre vicenda, ovvero dal
ritrovamento del cadavere deturpato di Dorian, simbolo della corruzione della
sua stessa anima. Con un flash-back vengono raccontati al pubblico oltre 30
anni della vita dissoluta e dedita al piacere di questo personaggio: a partire
da quando posa come modello per il ritratto eseguito dal pittore Basil Hallward
(un convincente Filippo Brunori). Guardando per la prima volta la sua effigie,
il bel Dorian si rende conto che il suo aspetto non conserverà in eterno la
giovanile bellezza e, per non essere aggredito dai segni del tempo, stipula
inconsapevolmente un patto col diavolo. Sarà il suo ritratto a invecchiare,
mentre lui continuerà a essere giovane e bello. Frequentando la casa di Basil,
il giovane Dorian conosce Lord Henry Watton e rimane affascinato dal suo
cinismo. Sarà proprio Lord Henry a introdurre Dorian al "vivere estetico",
un'esistenza di piaceri e nefandezze che porterà il giovane ad uccidere il
vecchio amico Basil o a causare, in vari modi, la morte di molte delle persone
che gli stanno intorno. Lo spettacolo si prende alcune libertà rispetto al
romanzo: ad esempio la giovane Sibyl Vane, magistralmente interpretata dalla
versatilissima Silvia Dolfi, non è un'attrice, ma una cantante lirica; inoltre
molti personaggi sono creati appositamente, come Maryanne, l'amica di Sybil che
da Dorian avrà un figlio.
Il ritmo dello spettacolo scorre come si trattasse di una
pellicola cinematografica; le scenografie si inseriscono perfettamente
nell'impianto narrativo, così come i pregevoli effetti visivi. Che dire del
terzetto dei protagonisti? Per Tato Russo basta accennare al raffinato stile registico
e all'istrionica verve interpretativa; Michel Altieri conferma la sua bravura
come performer, nonché la perfetta aderenza al personaggio, vista la sua
notevole bellezza; lo spessore del personaggio di Maryanne, interpretato con
molta incisività da Irene Fargo (che in questa stagione abbiamo già avuto modo
di apprezzare in "Cleopatra"), è un'ulteriore prova della
meravigliosa sensibilità artistica della cantante.
Insomma, un "Ritratto" che rapisce con la potenza della
musica teatrale, con la lussuosa confezione della messa in scena e col calore
di interpretazioni ad alto livello.