PROGETTO KOLTÈS

Il labirinto d'ascolto di Mario Martone, "Nella solitudine dei campi di cotone", alla Mole Vanvitelliana dal 20 giugno al 5 lu

Tre registi per Koltès

 

Il labirinto d'ascolto di Mario Martone, "Nella solitudine dei campi di cotone", alla Mole Vanvitelliana dal 20 giugno al 5 luglio 2002. Negli spazi del medesimo luogo e negli stessi giorni, Cherif avvia il suo percorso di avvicinamento a Roberto Zucco. Infine, Giampiero Solari debutterà alle Muse nel 2003 con “Combattimento di negro contro cane”.


Conversazione con Giampiero Solari - "Ho fiducia nel teatro contemporaneo"


Il progetto Koltès - dice Solari, - nasce dall'idea di riunire tre registi della stessa generazione intorno a uno degli autori contemporanei più importanti. Tre registi diversi, accomunati da simpatia, da stima reciproca e, soprattutto, dalla volontà di fare il teatro del futuro procedendo per provocazioni che passano anche attraverso la drammaturgia. Tranne che in Italia, Koltès è un autore programmato regolarmente in Europa. Non a caso, appena scriveva un nuovo testo, Chéreau lo metteva in scena. Adesso, intorno alle Muse, tre registi realizzano i loro allestimenti basandosi su altrettanti testi.


In quali forme Cherif, Martone e tu affronterete Koltès?

Cherif, che ha già affrontato Koltès nel suo percorso, parte dall'idea di lavorare all'interno dello spazio Mole con la Compagnia Giovani dello Stabile e con altri attori su un Roberto Zucco che sembra scritto sull'attualità. Inizierà con una prima tappa tra giugno e luglio.

Contemporaneamente, Mario Martone spinge un po' più in là il progetto che aveva realizzato qualche mese fa per Radio3, Nella solitudine dei campi di cotone con Claudio Amendola e Carlo Cecchi. Il testo alla Mole diventa un elemento diverso, stabilisce un rapporto tra il teatro e le arti visive. La parola recitata è arricchita da nuove sonorizzazioni in uno spazio disegnato dalle luci dove avere "visioni" in diversi momenti del giorno. Si tratta di un'installazione che fa parte dei modi dell'arte contemporanea.

Dopo questi due primi appuntamenti, Koltès approderà a febbraio alle Muse con la mia regia di Combattimento di negro contro cane. E nel giugno del 2003 i tre lavori potranno essere visti tutti insieme nei luoghi dove sono nati con l'aggiunta di una serie di letture lungo il porto. Credo che sia un buon modo per iniziare, un giusto preambolo alla riapertura delle Muse con una nostra produzione.


Perché hai scelto di debuttare alle Muse come regista con Koltès?

Il fatto che io abbia scelto di mettere in scena prima Koltès e poi Molière per la stagione inaugurale delle Muse vuole essere un segnale preciso, un modo per aprire una strada di fiducia verso il teatro contemporaneo, con un Koltès fatto in un grande teatro a differenza di quanto accade normalmente in Italia dove gli spazi piccoli sembrano essere la dimensione "naturale" . E' un'operazione importante per me, là dove cerco di provocare il mercato attraverso un prodotto apparentemente poco commerciale.


A quali attori hai pensato per "Combattimento di negro contro cane"?

Ho pensato a Remo Girone perché è un attore straordinario al di là delle fiction che fa o dei film più leggeri dove comunque ha sempre disegnato dei personaggi molo forti.

L'altro attore è Valerio Binasco che, oltre tutto, è un bravissimo regista. Con lui stiamo cominciando una collaborazione. Probabilmente verrà d'estate a fare un piccolo lavoro di studio alla Mole con la Compagnia Giovani che preliminarmente seguirà un mio seminario su Shakespeare. Mi interessa che Valerio abbia un rapporto con la città di Ancona, non per caso ho ospitato il suo cechoviano Gabbiano nella scorsa stagione di prosa. Credo che sia uno dei personaggi più strani e interessanti del panorama teatrale italiano.

Sto ancora cercando gli altri due attori. Ho in mente soluzioni molo belle soprattutto per quello che riguarda la ragazza, per l'attore di colore vedrò a luglio. L'idea è quella di un quartetto di interpreti molto forte che crei una tensione alta, continuamente accattivante nei confronti dello spettatore che deve sentirsi nascere dentro la gioia e l'interesse continuo verso il palcoscenico, sia per la forza del testo che per l'allestimento. Se riusciremo a raggiungere l'obiettivo, lo faremo a partire dalla cosa più difficile: un testo quasi sconosciuto di un autore forte.


Come immagini di restituire l'ambientazione?

Sono ancora in una fase di studio. Il testo di Koltès parla della riproduzione iperrealistica di uno squarcio di ponte. Io, invece, penso a qualcosa di più semplice che però tenga conto degli spazi dell'accampamento africano. Ci saranno comunque elementi reali ma non realistici, un container per l'ufficio, una sorta di veranda, una grossa ruspa. Sarà uno spazio molto grande per il quale sfrutteremo la possibilità di allungare il palcoscenico delle Muse fino a coprire la fossa dell'orchestra. La scenografia sarà di Sergio Tramonti.




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