| IDOMENEO, RE DI CRETA |
IDOMENEO, RE DI CRETALo sperimentalismo di Mozart e il bianco metafisico della scenografia di Pier Luigi Pizzi“Ti raccomando quando lavori di
non pensare solo al pubblico che s’intende di musica, ma anche a quello che non
se ne intende: lo sai, per ogni dieci intenditori ce ne sono cento che non
capiscono nulla. Ricordati quindi dell’elemento cosiddetto popolare, che
solletica anche le orecchie più dure”. Così scriveva l’incombente Leopold Mozart al figlio Wolfgang Amadeus nel 1780 a
proposito di quel suo Idomeneo, re di Creta che il prossimo 6 novembre
inaugurerà la prima stagione lirica al teatro delle Muse ristrutturato. Si
tratta di un’opera eterogenea, sperimentale, che segna un passaggio decisivo in
vista della maturità drammaturgica di Mozart,
dove confluiscono e convivono tratti della vecchia e ancora vitale tradizione metastasiana, elementi derivanti dalla riforma gluckiana e prestiti dalla tradizione francese (a dirigere
l’Orchestra Filarmonica Marchigiana sarà il maestro Gerard
Korsten, il coro lirico Bellini dal maestro Carlo Morganti). Idomeneo rappresenta un vertice solitario
e singolare nel panorama dell’opera seria settecentesca, poiché la concezione drammaturgica di Mozart avrebbe
trovato il suo naturale terreno di espansione nel genere comico. “Partitura
unica, la più ricca, la più enciclopedica, si potrebbe dire, non solo tra
quelle di Mozart ma di tutta la musica” (secondo Saint-Fox) raramente presente nei cartelli delle stagioni
liriche (si ricorda Placido Domingo al Met nel ’96,
nello stesso anno una regia di Miller al Maggio
Musicale Fiorentino e nel 2000 quella di Halmer al
Regio di Parma). “Non l’ho
scelta io, ma la trovo sublime”, afferma il maestro Pier Luigi Pizzi autore della
messinscena di Ancona. Di fatto, la tesa
drammaticità e le fascinose sonorità dell’opera possiedono un’intensità emotiva
ed un impeto insospettabili. Una sonda capace di calarsi nelle più piccole
sfumature delle immagini espresse dalle parole, di comunicare allo spettatore
le ripercussioni prodotte nell’intimo stato d’animo dei personaggi, dove
l’interazione testo-musica, formalmente asimmetrica, delinea il dramma. L’aria
e i pezzi chiusi dell’Idomeneo hanno un carattere non attivo bensì
contemplativo, traducono momenti lirici dove non esiste comunicazione tra i
personaggi e la musica accompagna una serie di monologhi interiori dei
protagonisti che guardano dentro se stessi per riferire al pubblico. Vi è
un’assoluta prevalenza di brani solistici su quelli d’assieme, “il disperato
sforzo d’ogni personaggio di trovare rimedio alla propria inquietudine”,
sottolinea Pizzi. La vicenda racconta del re
Idomeneo che, tornando alla sua isola dalla guerra di Troia con la sua flotta,
scongiura un terribile naufragio promettendo a Nettuno di sacrificargli la vita
della prima persona incontrata dopo l’approdo.
L’orrore sopraggiunge quando il re alza gli occhi sulla spiaggia di
Creta per vedere suo figlio Idamante. Ilia, figlia di
Priamo e prigioniera di Idomeneo, ama ed è riamata da Idamante:
il sacrificio del re farebbe dunque tre vittime. Ma non solo. Elettra, figlia
di Agamennone e Clitennestra, ama anche lei Idamante ed è gelosa di Ilia. Intanto dal mare implacato sorge un orribile mostro che solo il coraggio di Idmante saprà sfidare. Quando, infine, Idomeneo sarà
costretto a rivelare al suo popolo il nome della vittima da sacrificare a
Nettuno, l’oracolo decreta i nuovi
voleri del dio: “Idomeneo cessi d’esser re , regni Idamante,
e Ilia a lui sia sposa”. La pace torna sull’isola, solo Elettra si suicida,
ferita dal verdetto divino. L’azione dell’opera prende il
via negli appartamenti di Ilia, per spostarsi sulla spiaggia del mare, nel
porto di Sidone, nel giardino reale, nella gran
piazza abbellita di statue davanti al palazzo reale, nel vasto atrio del tempio
di Nettuno. Tutti questi luoghi
prenderanno forma e sostanza sul palcoscenico delle Muse usato, per la prima
volta dall’inaugurazione dello scorso 13 ottobre, nella pienezza delle sue risorse tecniche.
“Il dispositivo scenico, bianco, metafisico, - anticipa il Pier Luigi Pizzi
scenografo, - ha come presenza costante il mare, strumento di vendetta
divina, ma anche speranza di fuga da claustrofobiche
cattività. La macchina delle Muse assicura trasformazioni a vista assecondando
la fluidità della narrazione per immagini. La tecnologia del palcoscenico mi ha
aiutato non poco a realizzare le mutazioni alle quali accennavo. Sto ancora
esplorando questo spazio scenico cercando di sfruttarlo al massimo” (le
scenografie sono state realizzate nel laboratorio del ROF di Pesaro). I protagonisti di questa
messinscena sono interpretati da Charles Workman
(Idomeneo), Eva Mei
(Ilia), Mariella Devia (Elettra), Jorge Schneider
(Arbace), Cristiano Olivieri (Gran Sacerdote), Riccardo Zanellato (La voce dell’Oracolo). “Quasi tutti i
cantanti del cast di Idomeneo –
ricorda Pizzi, - hanno più volte partecipato a spettacoli da me messi in scena.
Anche in quest’occasione cerco di instaurare un rapporto reciproco di fiducia e
di complicità”. Il maestro Pizzi non è solo regista e scenografo ma, come tutti
sanno, anche costumista. “Nel costume – aggiunge, - cerco soprattutto la funzionalità, il suo
valore di contributo alla definizione d’un personaggio, il suo apporto sul
piano estetico e cromatico in armonia col contesto scenografico”. Sempre “alla ricerca di una
convincente chiave di lettura”, Pier Luigi Pizzi ha messo in scena più di 500
spettacoli in mezzo secolo di attività nel campo della lirica internazionale
dove, oggi, “domina la confusione dei valori, non ci sono punti di riferimento,
le poche attività attendibili sono continuamente compromesse dall’instabilità delle
direzioni artistiche”. E tuttavia, il maestro nello stesso mese di novembre del
debutto dell’Idomeneo alle Muse aprirà la stagione della Fenice al
teatro Malibran di Venezia con “Thais” di Massenet, a dicembre darà al Massimo di Palermo “Il
Trovatore” e nel gennaio 2003 sarà alla Scala con “Der
Rosenkavalier” di Strass.
Maria Manganaro (Leggi anche una precedente
intervista a Pier Luigi Pizzi su “Idomeneo” ad Ancona e vedi anche l’intervista a Mariella Devia ed Eva Mei, pubblicata su “Il Messaggero” del 30
ottobre, in merito ai rispettivi ruoli di Elettra e Ilia nell'Idomeneo) |
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