UNO SGUARDO TRASVERSALE ALL'ARTE SCENICA

UNO SGUARDO TRASVERSALE ALL’ARTE SCENICA

UNO SGUARDO TRASVERSALE ALL’ARTE SCENICA

 

Tre delle quattro mostre collaterali all’evento inaugurazione del teatro delle Muse sono aperte alle visite nei suggestivi locali della Mole Vanvitelliana: Le Muse, un teatro la sua storia (11 ottobre - 28 dicembre 2002),  La magia delle immagini (20 ottobre – 8 dicembre ),  Il mio teatro (20 ottobre – 22 dicembre).

(La quarta ed ultima mostra dedicata alle foto di scena di Tommaso Le Pera sarà inaugurata il 21 novembre).

Le Muse, un teatro, la sua storia è “un anello di congiunzione tra quel fatidico maggio 1943, data degli ultimi spettacoli andati in scena alle Muse, e l’ottobre di quest’anno, strumento necessario affinché ci si renda conto che il teatro di Ancona non partirà da zero ma (…) dagli attori dei primi del Novecento, come l’indimenticabile Beniamino Gigli, o dagli ottocenteschi successi di Amalia Mattioli, Ettore Marcucci, Sofia Fuoco e tanti altri (…)

“Un repertorio di oggetti e immagini miracolosamente conservati nel tempo per noi posteri”

“(…) Tutti segni tangibili di come il teatro delle Muse fosse proprio al centro della vita cittadina: luogo di svago, di incontro e di cultura (…)”

“Un video percorre la storia delle Muse su una colonna sonora che inizia con le note dell’inaugurazione del 28 aprile 1827, l’ouverture dell’Aureliano i Palmira di Rossini (la stessa ouverture del Barbiere di Siviglia) attraverso la voce “ripulita” di quel Tagliavini che chiuse il primo ciclo storico del teatro. La colonna sonora si spegne sulla voce di Luciano Pavarotti interprete dell’Idomeneo di Mozart che restituirà la lirica di qualità ad Ancona”.

I grandi cantanti del teatro delle Muse è cd musicale contenente 22 brani delle più belle interpretazioni liriche dal 1905 al 1950 al teatro delle Muse”.

La magia delle immagini. “Il buio si addice a Luchino Visconti. Il buio del teatro quando si alza il sipario, il buio della sala cinematografica . Per questo si svolge in un’atmosfera irreale di penombra, da cui si accendono vivide le immagini di questo emozionante viaggio nel teatro e nel cinema di Visconti. Al piano nobile della Mole, la commozione travolge il visino gracile, tutt’occhi, di questa Claudia Cardinale che si rituffa in una storia mai dimenticata. Al suo fianco Piero Tosi le fa da guda e chaperon: sodale di tanti anni di lavoro insieme. Loro che hanno avuto il privilegio di lavorare con quell’imperatore laico che fu Visconti, sono i veri protagonisti viventi di una sfilata di fantasmi: i manichini indossano gli abiti più meravigliosi. Le stoffe e le manifatture, i particolari e i piccoli accessori apparentemente trascurabili. (…) Nei piazzati bianchi dell’illuminazione, perle di una collana di luce, questi quadri raccontano una potente sineddoche (pochi costumi e personaggi fondamentali per un’intera storia, un intero cast) la vicenda creativa di un genio dell’immagine, cui Piero Tosi ha saputo dare ambientazione ed estetica. I vitini di vespa di Claudia Cardinale nell’Angelica del Gattopardo (“Mi ero stretta fino a farmi male, ma soffrivo in silenzio”) e di Maria Callas nella Sonnambula del ’55, accanto al pastrano marrone del cavaliere di Ripafratta ne La locandiera del ’52 per il teatro (“Pensare che Marcello odiava questo colore”). E poi il giubbotto di pelle sgualcita per Paolo Stoppa ne Uno sguardo dal ponte accanto al tailleur di Clara Calamai quando arrivò in Ancona in Ossessione. Il tutù di Bellissima, mentre in uno scorcio scorrono le immagini di scena e fuori scena dei film di Visconti, le eleganze agghiaccianti del Il crepuscolo degli dei e il rosso acceso di Ludwig

(…) “Ho sempre evitato – racconta il costumista Piero Tosi, - di lavorare con attori bizzosi, come Gina Lollobrigida e Monica Vitti. Preferivo gli attori i grado di calarsi interamente nella parte. Ad esempio Rina Morelli, Paolo Stoppa e Gian Maria Volontà, che era addirittura camaleontico, ma ricordo anche la Sandrelli e Marcello Mastroianni, che ha lavorato molto con Visconti in teatro”.

Tra gli altri, c’è anche il costume disegnato da Salvador Dalì per la shakespeariana Rosalinda interretata da Rina Morelli nel ’48.

Il mio teatro, cinque pannelli e decine di tavole preparatorie in mostra a “testimoniare una stagione vitalissima della creatività di Orfeo Tamburi che ora il restauro del professor Pavia di Roma rivela in tutto il suo sconvolgente afflato. Guardateli bene questi pannelli che attraversano la storia del teatro: dai giochi dei gladiatori alla sacra rappresentazione e dal teatro pastorale al teatro aulico, alla commedia dell’arte (manca il pannello del melodramma). Li pervade una tensione drammatica: i gladiatori sono guerrieri mitologici in una epica lotta, la scena di Plauto è dal Miles Gloriosus. Nella sacra rappresentazione agisce la lotta tra il bene e il male. Pavoni, struzzi e lotte di galli nella scena aulica; maschere e danzatori senza volto, una società in riflusso, un terrore di morte. L’annuncio di una tragedia cosmica, guardata con amara ironia da questo Grande del Novecento”.

 

(brani ripresi dalla rassegna stampa dopo le inaugurazioni: Lucilla Niccolini e Alessia Federici per Il Corriere Adriatico, Massimo D’Agostino per il Resto del Carlino, Letizia Larici per il Messaggero)

 

Pepi Morgia e Giancarlo Basili, che avrebbero dovuto rispettivamente illuminare e curare l’allestimento della mostra dedicata ai costumi di scena di Luchino Visconti, non hanno preso parte al progetto.




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