GIOVANI E VECCHI VOLPONI DELLA SCENA

PROSA

GIOVANI E VECCHI VOLPONI DELLA SCENA

La stagione di prosa di Ancona incontra Cechov, Majakovskij, Brecht e Ben Jonson per due spettacoli agrodolci con la compagnia dello Stabile delle Marche e con quella di Glauco Mauri

 

Dal 19 al 20 dicembre, va in scena allo Sperimentale lo spettacolo Nozze, tre atti unici adattati e diretti da Giampiero Solari. Nei primi giorni dell’anno nuovo (dal 3 al 5 gennaio), la prosa cittadina torna alle Muse, dopo il debutto di Claudia Cardinale, con un grande attore-regista marchigiano, Glauco Mauri, nel ruolo del protagonista della commedia Il volpone dell’elisabettiano Ben Jonson (v. programma).

 

Il regista e direttore artistico dello Stabile delle Marche, che cura la stagione di prosa di Ancona, ha cucito insieme tre atti unici tratti da Le nozze di Anton Cechov, La cimice di Vladimir Majakovskji e Le nozze piccolo borghesi di Bertold Brecht. Tre pranzi di nozze che si ripetono ossessivamente nell’arco di un secolo e che finiscono tutti a scatafascio. Dalla fine dell’800, quando Cechov scriveva il suo testo, all’apice del socialismo reale condensato nel lancinante “matrimonio rosso” del testo majakowskjiano, fino al nucleo familiare dell’italietta in pieno boom economico dov’è calata l’opera di Brecht, i tre atti unici ripetono situazioni e personaggi in un contrasto paradossale di ilarità e drammaticità, per sfociare in una raffinata e violenta satira. Una carrellata di caratteri, di tic, di cattiveria. Quella pura che si scatena quando parenti e amici, o pseudo tali, si ritrovano insieme per un evento a cui non si può mancare, costretti ad essere allegri per forza, a far da cornice festosa ai novelli sposi.

Protagonisti dello spettacolo comico-grottesco, con musica dal vivo eseguita dal pianista Paolo Mencoboni, sono gli undici attori della Compagnia del Teatro Stabile delle Marche: Christian Amadori, Andrea Bartola, Andrea Caimmi, Claudia Ceccarini, Giorgio Contigiani, Paola Giorgi, Rosetta Martellini, Pietro Micci, Luigi Moretti, Laura Nardozi, Beatrice Schiros.

Risate, colpi di scena e magia di un palcoscenico che è governato dal corpo dell’attore. Di fatto, al di là di ogni tentazione psicologica, Solari sviluppa il carattere sociale degli esuberanti personaggi con quella satira graffiante che deriva al regista peruviano dalla sua formazione con Copi, Savary, Arias.

 

Di satira in satira, andiamo indietro nel tempo sino al Seicento elisabettiano con Il volpone di Ben Jonson nella messinscena di Glauco Mauri. Si tratta di una terribile farsa dove la risata feroce graffia il volto di una società nella quale (ieri come oggi!) tutto è sepolto sotto la potenza del “Dio denaro”. Raramente il comico e il tragico si fondono in una così divertente armonia. Si ride, si gioca ad essere crudeli, si sghignazza, ci si traveste e ci si inganna per restare alla fine spauriti di fronte al baratro in cui l’uomo può precipitare quando si rende schiavo della sua avidità.

“Dire cose utili divertendo” recita una battuta dell’Orazio di Ben Jonson, posta come sottotitolo del Volpone per rendere evidente la finalità del testo: divertire con il dramma o la commedia per rendere più ricchi di umanità tutti gli uomini.

Ben Jonson, con Shakespeare e Marlowe, ha esaltato il periodo elisabettiano. Mentre la poetica coerenza di Glauco Mauri, attore e regista, continua oggi a legare insieme i personaggi classici del Teatro là dove l’uomo e la fatica del vivere sono il centro della rappresentazione.

Questo impasto di luce e di fango verso il quale, nonostante tutto, non possiamo non provare un sentimento di commossa pietà. Edipo, Macbeth, Don Giovanni, Faust…e ora, dopo la tragica favola di Re Lear, ecco la ruvida comicità di Il volpone dove una enorme, sgangherata risata soffoca i singhiozzi della disperata solitudine a cui può condurre la malvagità dell’uomo. E Roberto Sturno, dopo aver interpretato i ruoli dei “servi” più famosi (Puk del Sogno, Sganarello del Don Giovanni”, Feste della Dodicesima notte, Calibano della Tempesta e il Fool del Re Lear), sarà ora Mosca, il servo parassita che con la sua crudele astuzia conduce, come un regista, la farsa alla sua drammatica conclusione.




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