IL SUCCESSO DELL' IDOMENEO

In una metafisica cornice bianca ed essenziale, Pier Luigi Pizzi ha portato in scena Idomeneo, re di Creta di Mozart affidato

IL SUCCESSO DELL’ IDOMENEO

Con “Idomeneo, re di Creta” è tornata la lirica alle Muse dopo sessant’anni

 

In una metafisica cornice bianca e geometrica, Pier Luigi Pizzi, lo scorso 6 novembre, ha portato sul palcoscenico delle Muse un Idomeneo, re di Creta di Mozart affidato all’interpretazione di un cast che asseconda la non facile struttura di un’opera basata prevalentemente su arie solistiche dove il dramma si consuma nel chiuso di singole identità. Dove il coro, un contrappunto visivo di grande suggestione, nero anch’esso nei costumi, affiora dal fondo del palcoscenico per disporsi poi in armonia con le linee essenziali di una scenografia mutevole e fluida, animata da movimenti che trasformano lo spazio in drammatici squarci di significato seguendo un andamento musicale diretto assai bene dal maestro Gerard Korsten.

 

Una scelta azzeccata per il ritorno della lirica al Teatro delle Muse riaperto dopo sessant’anni di inattività. E, al di là delle polemiche sulla qualità dell’acustica della sala e della visione degli spettatori dai palchetti laterali di un teatro ristrutturato secondo l’idea della piazza, questo allestimento di Idomeneo ha incontrato il favore del pubblico e della critica.

 

“Nelle belle scene tutte bianche (con costumi neri) Pier Luigi Pizzi ha impegnato tutti i ponti mobili: scalinate e muri che sprofondano o emergono, navi che scompaiono nei flutti, pilastri che sfilano leggeri. Bello spettacolo, elegante, pulito. Ma bisognava anche dare un’idea della vitalità artistica, e anche qui l’obiettivo è stato centrato. Gerard Korsten ha ben diretto l’Orchestra Filarmonica Marchigiana, mai sentita così precisa, e il coro Vincenzo Bellini ben preparato da Carlo Morganti. Eccellente la compagnia, da Mariella Devia a Eva Mei, da Charles Workman a Francesca Provvisionato”                 

(Michelangelo Zurletti, La Repubblica)

 

 

 “I colori usati come simboli, quelli dei costumi – il rosso di Idomeneo e il viola di Elettra  - e quelli delle luci con la loro forte semiotica drammaturgica. Ogni elemento con una sua precisa funzione, il trono vuoto, l’ara sacrificale che diviene poi altare nuziale di Ilia e Idamante in quello stesso punto in cui poco prima Elettra aveva scelto di metter fine alla sua angoscia; il Nettuno nudo che fa vibrare la scena nella sua imponente ed eloquente classicità”

(Giulia Visci, il Messaggero)

 

 

 

 “I volti dei personaggi cerati di bianco in contrasto con il nero corvino dei capelli. Buon uso quello che è stato fatto, poi, delle luci: un alto-basso che rafforzava la natura dei movimenti rappresentativi. (…) Un pubblico entusiasta e soprattutto colto, quindi pronto a valutare con occhio critico le possibili stonature”.

(Maria Grazia Frattagli, Il resto del Carlino)

 

Virtuosismo ed edonismo vocali, ossia canto di agilità fiorito e vocalizzato, e canto di scorrevole melodicità, tenera e patetica, risultano fusi in questa edizione dell’opera al massimo livello di espressività singola e d’insieme: perché alla bravura dei protagonisti si unisce l’incisiva prestazione del nostro Coro Bellini, istruito da Carlo Morganti”.

(Fabio Brisighelli, Corriere Adriatico)

 

 “E’ merito di Pier Luigi Pizzi avere allestito uno spettacolo di abbagliante bellezza, perfettamente inserito nella cornice garantita dal Coro Vincenzo Bellini e dall’Orchestra Filarmonica Marchigiana ottimamente ispirati da Gerard Korsten. Punti di forza della compagnia di canto erano la prevedibile Mariella Devia, strepitosa nella parte drammatica (a lei nuova) di Elettra, e l’assai meno prevedibile William Workman, eccellente protagonista. Bene li assecondavano la coppia (vocalmente un po’ a scartamento ridotto) formata da Eva Mei (Ilia) e Francesca Provvisionato (Idamante), e, decorosi, Jorge Schneider (Arbace), Cristiano Olivieri (Gran Sacerdote) e Riccardo Zanellato (la voce dell’Oracolo)”.

(Giorgio Gualerzi, Famiglia Cristiana)




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