Raffinato regista, scenografo, costumista per il
teatro e il cinema, scrittore e illustratore di libri.
Scomparso nel giugno dello scorso anno, Beni Montresor lascia incompiuti molti lavori in Europa e
America (tra l’altro, la regia dell’Elisir d’amore di Donizetti al teatro Colon di Buenos Aires). Appena finita
la guerra, l’artista veronese fugge a Venezia per iscriversi al corso di
pittura dell'Accademia di Belle Arti (si pagava la scuola dipingendo
ingrandimenti di cartoline o scrivendo commedie per la radio). Attraverso la
radio scopre il teatro di Shakespeare, Cechov, Pirandello, Molière. Finita l'Accademia va a Roma dove frequenta il
Centro Sperimentale di Cinematografia e, con l’aiuto del regista Francesco
Rosi, inizia la carriera di scenografo nel campo cinematografico. In sette anni
partecipa a 29 pellicole. Nel 1960 parte per gli Stati Uniti.
A New York disegna bozzetti d'opera che piacciono a
Giancarlo Menotti e arriva al festival di Spoleto dove viene notato da Sir Rudolph Bing,
direttore del Metropolitan. Grazie a quest’ultimo
lavora al teatro newyorkese per vent'anni, diventando
uno degli scenografi più famosi al mondo. Nel 1981 il Lincoln Center gli dedica
una mostra antologica intitolata The Magic of Montresor,
riproposta negli anni Novanta alla sala Maffeiana
di Verona dove sono esposti bozzetti di scena e costumi.
Al centro delle scenografie di Montresor c'è la luce, “Di solito ci si limita alle
didascalie del testo - usava dire, - luce fredda per la notte, luce calda per
il giorno. Si dimentica troppo spesso quanto possa essere più vera una luce
che, misurata sulla realtà, non abbia niente di reale. La luce teatrale va
usata in funzione psicologica e di commento anziché verista o illustrativa”. The
London Times lo ha
definito “uno dei più profondi incantatori del palcoscenico”. Le Monde lo
aveva chiamato “poeta visionario”. Per The New York Times
il suo lavoro era “un magico incantesimo che lascia senza fiato”.
Il suo talento creativo
raggiunge il Covent Garden di Londra, l’Opera di
Parigi, la Scala di Milano, i teatri di Monaco, Houston, Dallas, San Francisco,
Tolosa, Firenze, Venezia, Verona, Düsseldorf, Philadelphia, Lisbona, Bordeaux, Rio de Janeiro… Lavora per
il New York City Ballet, per Broadway,
per operette e musical.
Nel 1997 cura le scene e i
costumi di quella Madama Butterfly all’Arena
di Verona che sanciva l’addio di Raina Kabaivanska al personaggio di Cio
Cio San. Già nel 1978, l’artista veronese aveva
curato la regia, le scene e i costumi dell’opera di Puccini.