PER LA PRIMA VOLTA IN
ITALIA
IL TEATRO DEI RECLUSI
INCONTRA L’OPERA LIRICA
AD
ANCONA NELL’AMBITO DEL PROGETTO “MUSESOCIALE”
I
DETENUTI DELLA CASA CIRCONDARIALE DI MONTACUTO
PROPONGONO
UN LIBERO ADATTAMENTO DE LA TRAVIATA
ANCONA (30 apr. 2008) Accade ad Ancona nell’ambito del
Progetto Musesociale
portato avanti già da un biennio dalla Fondazione
Teatro delle Muse, che il Teatro del reclusi
incontri per la prima volta in Italia l’opera lirica. Il Progetto è sostenuto da Comune
di Ancona (Consiglio
Comunale/Assessorato alle politiche sociali), Provincia
di Ancona (Assessorato
alle politiche sociali) con il contributo di Gallerie
Commerciali Italia Spa - Auchan Ancona e Gruppo
Pieralisi - Concessionaria Citroen- Jesi (An)
Il
progetto Musesociale vede affiancarsi alla Fondazione Teatro delle Muse, il
lavoro e la collaborazione della Casa Circondariale di Ancona Montacuto, carcere maschile
Dopo
le repliche del 6, 7
maggio per i carcerati arriva la
replica dell’8 per il pubblico (a invito) alle ore 11.00 all’interno della Casa Circondariale. In scena 20 detenuti/attori che proporranno un libero adattamento all’opera La
Traviata (titolo in cartellone al Teatro delle Muse nella Stagione
Lirica e di Balletto appena conclusa). Le prime due repliche saranno solo per i
carcerati, la terza su invito per circa 80 persone.
I detenuti/attori hanno lavorato, dopo due lezioni
introduttive all’opera da parte del
professor Aldo Grassini, che li ha stimolati alla partecipazione, insieme
al regista Vito Minoia anche docente
di Teatro di Animazione ed Economia dello Spettacolo all’Università degli Studi
di Urbino “Carlo Bo”, affiancati dalla responsabile area trattamentale Gianna Ortenzi, frequentando un laboratorio
durato 4 mesi che si concluderà con lo spettacolo.
Un percorso importante nel quale sono state utilizzate, tecniche
artistiche e metodologie di lavoro provenienti dal ‘teatro sociale’: dai
giochi di ruolo al teatro dell' oppresso, da creatività nelle azioni fisiche e
vocali alla drammatizzazione corporale, poi ancora il teatro di gruppo e il
teatro di animazione.
Dalle note del progetto di Vito
Minoia: - Si tratta di una rivisitazione teatrale della Traviata che potrebbe,
in chiave “filologica”, produrre una nuova elaborazione drammaturgica ambientata nei nostri giorni, in relazione
alle debolezze della nostra società borghese. Si può comprendere la Traviata
solo se la si immerge nella società. Molte sono state le libere variazioni sin
qui attuate in campo artistico, tra le quali ne ricordiamo, in ambito
cinematografico, due in modo particolare: quella di Baz Luhrmann con Nicole Kidman (Moulin Rouge) e quella di Lars Von Trier con Emily Watson (Le onde del destino). Quella di
Verdi è una storia di violenza che a che vedere con l’Amore e la Morte
(temi portanti dell’intera opera) e della Sopraffazione del forte sul debole (nell’opera, l’intimazione
fatta da Giorgio Germont a Violetta di lasciare suo figlio Alfredo). Abbiamo
cercato, come fa Verdi, di giocare con la crudeltà della società contemporanea
senza moralismi scontati o di tipo pietistico attraverso approfondimenti
psicologici di personaggi emergenti (“attori della Contemporaneità”). Come
Verdi dalla parte dei deboli, delle vittime. Consideriamo che da questo punto
di vista la Traviata sia un’opera profondamente attuale. Il Carcere, territorio
spesso ai margini della comunicazione sociale,
è da sempre stato un concentrato di quelle “diversità” che potrebbero,
in un’ottica educativa, essere considerate come fattori generatori di un
percorso di ricerca collettiva di inclusione in una società dominata dal
conflitto. Una ricerca destinata a sposarsi con un teatro, quello verdiano,
ricco di conflitti, all’interno dei personaggi e tra i personaggi e il loro
mondo - .