Ancona
Jazz Summer Festival, seconda giornata
SAX
CAFISO (quindici anni) VERSUS SAX BRECKER (cinquanta)
non un
duello ma un confronto tra pesi massimi, giovedì 22 alle 21, sala principale
delle Muse
E poi, al Ridotto, i pianisti Dena DeRose e Bill Mays
ANCONA (21 lug. ’04) - Una delle
stelle dell'Ancona Jazz Summer Festival (AJSF)
è di sicuro l'altosassofonista Francesco Cafiso, se non altro per quella legittima curiosità
che pervade chiunque (compresi i Manhattan Transfer,
con i quali, a sorpresa suonerà questa sera) di fronte ad un bambino prodigio.
Francesco ha appena compiuto quindici anni, ma il suo nome circola
nell'ambiente fin dal 2001, quando vinse il premio "Massimo Urbani"
di Urbisaglia. E addirittura aveva già una certa
esperienza alle spalle, avendo cominciato in pratica a nove anni. Pensiamo
anche che non si sta parlando di qualcuno nato a Milano o Roma o Bologna, ma di
un siciliano (vicino Ragusa) abbastanza lontano da sollecitazioni jazzistiche.
Gli basta l'ascolto di qualche disco di Phil Woods e capisce tutto. La scioltezza tecnica,
sbalorditiva, è tanto naturale che gli bastano poco più di sei mesi per
svolgere l'intero programma di quattro anni (!) di insegnamento. Per il
solfeggio è sufficiente il papà.
Si accorge di lui Paolo Piangiarelli, famoso organizzatore di Macerata e produttore
discografico, che non esita un attimo a mettergli sotto musicisti importanti.
E' presto fatta: Wynton Marsalis
lo vede in azione al festival di Pescara e lo vuole accanto a sé in una lunga
tournée negli Stati Uniti, i giornali cominciano a parlare di lui sempre più
spesso, il pubblico generico trova il suo nome in ogni rivista, soprattutto non
di settore musicale, e la televisione non manca di ospitarlo in trasmissioni di
grandissima audience ("Amici" di Maria De Filippi e il recente festival di Sanremo, magari oltre
mezzanotte, ma fa lo stesso). Comunque, tutto serve; Francesco viene presentato
a New York lo scorso gennaio presso l'annuale convention tra tutti gli
operatori del settore e ha modo di suonare ogni sera di fronte ai più
importanti manager, impresari e musicisti del mondo. La sua agenda si
infittisce di appuntamenti.
Ma Francesco, nonostante l'età,
sembra avere i piedi bene a terra, anche perché al suo fianco ci sono sempre i
genitori a fargli capire le difficoltà della vita e a trattarlo come un ragazzo
qualsiasi, alle prese con i problemi scolastici soprattutto.
Il Teatro delle Muse, finora
aperto soltanto per le grandi star, è il miglior riconoscimento alla sua
bravura e al suo talento sconfinato.
Lo sfidante, adesso, Michael Brecker.
Non vediamo l'ora di ascoltarlo con il suo nuovo quartetto, tutto italiano. Se
si provasse a chiedere a qualsiasi intenditore o conoscitore anche superficiale
di jazz quattro o cinque nomi di sassofonisti tenori realmente importanti negli
ultimi venti anni di musica, è altamente probabile che verrà citato MICHAEL
BRECKER. Bianco, da poco passati i cinquantanni, Brecker si è imposta grazie ad una discografia monumentale
che l'ha visto sideman di lusso in oltre cinquecento
registrazioni, di ogni genere e stile. Perché è vero che la qualità principale
di questo musicista è la duttilità strumentale, fattore che gli
ha giovato non poco sul piano della popolarità, unita naturalmente a un
bagaglio tecnico di prim'ordine, da lasciare stupiti per facilità di
fraseggio e bellezza di suono. I dischi da leader sono stati molto
meno, visto che il nostro di regola fugge da situazioni di routine o da sedute
improntate al disimpegno. In realtà ha sempre scelto il meglio dei musicisti in
circolazione per "concept" album, dalla
chiara impostazione progettuale. Anche negli anni '70, quando il jazz-rock
dilagava, Michael seppe interpretare al meglio quelle
tendenze prima con il fratello Randy, apprezzato
trombettista, nel gruppo "The Brecker Brothers", che riscosse un successo mondiale, e poi
con gli "Steps Ahead",
codiretto con il vibrafonista Mike
Mainieri, che divenne punto di riferimento per i
complessi "fusion" di derivazione acustica.
Da allora non c'è jazzista di
nome che non abbia suonato con lui, sia in disco che dal vivo.
Stranamente, ad "Ancona
Jazz", Michael Brecker
non ha mai suonato, al contrario del fratello. E la sua prima volta coincide
con una formazione del tutto nuova, in sostanza un organico ridotto del recente
"quindectet" con il quale ha inciso
l'ultimo disco, "Wide Angles",
già premiato con due Grammy Award
(miglior gruppo allargato e migliore arrangiamento). In mezzo a tanta
classicità, Michael Brecker
rappresenta l'attualità più stretta del jazz, quando intelligenza e bravura
vanno a braccetto. Un concerto quasi obbligatorio per chi è interessato
all'evoluzione della musica afroamericana, alle
combinazioni sonore inusuali, all'ascolto di un fuoriclasse riconosciuto
dovunque.
Alle 23,45, la pianista
cantante Dena DeRose in
solo e il duo del pianista Bill Mays con il bassita Martin Wind, inaugurano il Ridotto
Jazz Club delle Muse.
Per questo primo AJSF, sono in vendita le magliette
nere con la luna di Gaston, realizzate da Fly 3 di Luciano Bilancioni, a
15,00 euro.
Gli sponsor di AJSF 04 sono: Banca delle Marche
(sponsor ufficiale), Dexia Crediop,
ISA-Rodrigo Group, Sisme
Programma dettagliato e prezzi su:
www.anconajazz.com - www.teatrodellemuse.org
ufficio stampa
per Spaziomusica, Andrea Piermattei 329.1238326
per Fondazione Teatro delle Muse, Maria
Manganaro 071.20784214 - 335.1252642 maria.manganaro@teatrodellemuse.org