Stagione lirica 2005-2006
IL TROVATORE
UN ALLESTIMENTO LUNARE PER
CHIUDERE LA QUARTA STAGIONE D'OPERA
La "prima" martedì
21 febbraio, le repliche 23, 25 e 26
ANCONA
(20 feb. 2006) Sabato e domenica scorsi,
le due anteprime del Trovatore, rispettivamente con il primo cast
e con il cast dei giovani hanno entusiasmato un pubblico che alla lirica è
ormai legato da un solido rapporto di fiducia nella qualità artistico-musicale
delle opere proposte alle Muse.
La
Stagione 2005-2006 si conclude, quindi, con un'autentica festa. Sabato e
domenica, tra gli spettatori paganti
c'erano anche centinaia di studenti delle scuole anconetane che hanno seguito
l'intero dramma verdiano (non facile per un ragazzino) con un'attenzione
esemplare e scroscianti applausi ai protagonisti, acclamati secondo un
apprezzamento critico, tradotto in variazioni di intensità di battimani, che ha
suscitato lo stupore e l'ammirazione del regista scozzese e di tutti gli
artisti (non è la prima volta che osservatori non anconetani si complimentino
per il coinvolgimento dei più giovani alla lirica di Ancona). La gremita guida
all'ascolto di domenica mattina, poi, con un centinaio di persone rimaste fuori
perché il Ridotto non può contenere più di 180 persone, non è più una novità. E
le varie introduzioni all'Opera nelle circoscrizioni, nella provincia, per gli
studenti, le vetrine dei negozi a tema "lirico" suggellano, con la
risposta del pubblico, il valore del capillare lavoro che la Fondazione svolge
nel territorio.
Eccoci,
infine, all'attesa "prima" del
Trovatore di Giuseppe Verdi: martedì 21 febbraio alle 20,30 in
punto debutta un cast di prim'ordine, a cominciare dalla star più
luminosa del Metropolitan di New York, il soprano americano Sondra Radvanovsky, che in questa
rarissima apparizione italiana si proporrà nel ruolo di Leonora, uno dei suoi
più acclamati cavalli di battaglia. Eccezionale presenza è anche quella del
mezzosoprano americano Marianne Cornetti,
una delle migliori interpreti di Azucena del momento. Assicurano qualità alla
produzione verdiana il solido Manrico del tenore Walter Fraccaro, l'interessante Conte di Luna del bulgaro Vladimir Stoyanov (uno dei principali
baritoni verdiani emergenti), il possente Ferrando di Riccardo Zanellato.
Il lunare allestimento è firmato dal
regista scozzese Paul Curran e dallo
scenografo-costumista Kevin Knight. Un
direttore di fama internazionale, il francese Patrick Fournillier, sarà alla guida dell'Orchestra
Filarmonica Marchigiana, che insieme al Coro Lirico Marchigiano
"V.Bellini" preparato da Matteo
Salvemini figura come organico di tutte le produzioni delle Muse.
Durata dello spettacolo: 3 ore (compreso l'unico intervallo)
Le quattro colonne dell'omonimo foyer
del Teatro saranno dedicate alle immagini fotografiche catturate "dietro
le quinte" dei quattro titoli della Stagione 2005-2006. Si tratta del
momento conclusivo di un'esposizione che ha accompagnato le "prime"
di tutte le opere e che, adesso, svelano, tutte insieme, i retroscena della
magia teatrale. La mostra si intitola "Back stage" e
raduna un gruppo di 4 fotografi anconetani - Danilo Antolini, Paolo
Monina, Claudio Penna e Giorgio Pergolini - che, con grande discrezione e
grande passione, si sono mescolati ai tecnici e alla compagnia, seguendo i più
delicati momenti della creazione scenica.
IL TROVATORE.
Melodramma puro, simbolo del teatro verdiano, dove il tradizionale conflitto
tra tenore e baritono per il possesso della donna amata, insieme alla fosca
tragedia della zingara, suggeriscono a Verdi
una partitura meravigliosa che
condensa nella descrizione di passioni smisurate ed estreme tutti i connotati
eroici del pieno romanticismo.
La trama
Siamo all'inizio del XV secolo. Nell'atrio
del palazzo dell'Aliaferia di fronte agli appartamenti del Conte di Luna. Ferrando,
capitano delle guardie raccomanda ai suoi armigeri di rimanere ben desti fino
al ritorno del loro signore, che passa le notti presso il balcone del palazzo
di Leonora di cui è follemente innamorato ma non corrisposto. Egli ha un
temibile rivale: un ignoto trovatore che di notte, cantando, invia alla donna i
suoi messaggi d'amore. Nell'attesa, Ferrando racconta la misteriosa fine di
Garzia, il fratello del Conte di Luna stregato molti anni prima dal maleficio
di una zingara condannata, per questo, al rogo. Ferrando racconta che la figlia
della zingara mandata la rogo, Azucena, aveva rapito il piccolo Garzia e, per
vendetta, lo aveva gettato nello stesso rogo dove era stata bruciata la madre,
facendo in modo che il corpicino carbonizzato fosse ritrovato. All'epoca, il
vecchio Conte non riconobbe in quei resti quelli del figlio.
Intanto, Leonora ode la voce del
misterioso trovatore e si precipita tra le braccia del Conte di Luna
scambiandolo per l'amato trovatore. Furibondo, il Conte sfida il rivale che si
rivela essere Manrico, seguace della fazione a lui avversa, capitanata dal
Conte Urgel (parte prima).
In un tugurio, Azucena,
attorniata da altri zingari, racconta al figlio Manrico il supplizio della
madre condannata al rogo e impone al figlio ferito di vendicarla. Il giovane è
contrario alla vendetta. Rimasti soli, Azucena gli racconta di aver rapito il
piccolo Garzia ma, in un momento di folle dolore, di avere gettato tra le fiamme non il figlio
del Conte ma il proprio. Manrico è disorientato. Giunge un messaggero con
l'annuncio della conquista della fortezza di Castellor da parte dei guerrieri
del Conte Urgel. Leonora, convinta della morte in duello di Manrico, sta per
rinchiudersi in convento. Invano trattenuto da Azucena, Manrico parte per Castellor.
Intanto, nel chiostro del convento, il geloso Conte di Luna sta organizzando il
rapimento di Leonora. Giunge Manrico che, mentre le fazioni rivali si
affrontano, può rapire l'amata (parte seconda).
I soldati del Conte di Luna si
preparano all'assalto di Castellor dove sono asserragliati Manrico e i suoi
uomini. Azucena, catturata mentre si aggirava nei dintorni del campo, viene
condotta al cospetto del Conte, che la riconosce come colei che ha ucciso suo
fratello e la condanna al rogo. Nella cappella del castello, Manrico, incurante
del pericolo, sta per sposare Leonora quando giunge improvvisa la notizia della
cattura della zingara condannata al rogo. Manrico rivela a Leonora di essere
figlio di Azucena, raduna i suoi uomini e si precipita a tentare di spegnere
"Di quella pira l'orrendo foco" e trarla in salvo (terza parte).
Presso una torre del palazzo
d'Aliaferia, in una notte buia, avanza Leonora. Tra i condannati a morte
rinchiusi nella torre c'è Manrico, catturato durante il tentativo di liberare
Azucena. La giovane invoca disperatamente la clemenza del Conte di Luna:
"Calpesta il mio cadavere ma salva il trovator!" Al fermo diniego del
Conte, altro non le resta che barattare se stessa in cambio di Manrico. Il
Conte è soddisfatto e dà ordine di sospendere l'esecuzione. Leonora, di
nascosto, ingerisce un veleno dal suo anello. Intanto, in un orrido carcere,
Manrico cerca di confortare Azucena, ossessionata da tragiche visioni. Si apre
la porta della cella ed entra Leonora che dice al suo amato di aver ottenuto
per lui la libertà. Manrico, avendo intuito il prezzo pagato da Leonora per la
sua salvezza, rifiuta di fuggire e la maledice come una traditricice. Comprende
l'estremo sacrificio di Leonora solo quando la donna, per effetto del veleno,
muore tra le sue braccia. In quel momento entra nella cella il Conte di Luna
che, furente, ordina alle sue guardie l'esecuzione capitale di Manrico,
trascinando poi Azucena ad assistere alla morte del figlio. Ad esecuzione
avvenuta, la zingara si vendica svelando al Conte che Manrico, appena
decapitato, era suo fratello ed esclama: "Sei vendicata o madre!"
(quarta parte).
Biglietteria
del Teatro delle Muse
via della Loggia - tel. 071.52525 - fax 071.52622 - boxoffice@teatrodellemuse.org
dal martedì al sabato - dalle 10,00 alle
17,00 (orario continuato)
(nei giorni di spettacolo, la biglietteria è aperta un'ora
prima dell'inizio)
Parcheggio
Traiano, via XXIX settembre, aperto
per gli spettatori del Teatro delle Muse fino all'una di notte, costo
forfettario 3 euro